Caricabatterie del notebook: quanti sono gli ampere giusti

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Un mito da sfatare sugli alimentatori/caricabatteria dei portatili è quello sugli ampere, ovvero sulla corrente erogabile.
Quando si deve sostituire l’alimentatore AC/DC del notebook spesso capita di non trovare quello originale ma di dover scegliere un modello con tensione di lavoro simile (una tolleranza di un paio di volt in più o in meno di norma è ammessa); in questo caso, soprattutto se il computer è datato, si trovano facilmente modelli con corrente d’uscita maggiore. E comunque viene sempre il dubbio di cosa accada a utilizzare un alimentatore AC/DC con una corrente “di targa” superiore a quella dell’originale.

Per dirimere ogni dubbio va subito detto che se la corrente erogabile dall’alimentatore è maggiore di quella nominale dell’alimentatore/caricabatteria originale del notebook, non ci sono problemi; anzi, è meglio.

Infatti la credenza secondo la quale un alimentatore capace di erogare corrente in eccesso è totalmente priva di fondamento: è una “leggenda metropolitana”. Il problema esiste, casomai, se l’alimentatore con cui sostituire l’originale non è in grado di erogare gli ampere che esso può erogare.

Per capire il concetto occorre sapere qualche cosa sull’elettricità e per l’esattezza, il nesso causale esistente tra corrente e tensione; per quanto in elettrotecnica si ipotizzino i generatori di corrente, che una volta collegati all’utilizzatore impongono lo scorrimento di una certa corrente, nella pratica non è così che funziona. Infatti un apparecchio o comunque un generico carico elettrico, quando viene alimentato da una tensione assorbe una corrente che dipende dalla propria resistenza o impedenza interna; in parole povere, non è l’alimentatore a imporre la corrente, ma casomai è il carico a chiedere quella che gli occorre. Quindi se due alimentatori capaci di erogare diversi valori di corrente erogano la stessa tensione, l’utilizzatore assorbirà da essi la stessa corrente, naturalmente a patto che il più piccolo dei due possa fornire almeno la corrente richiesta dall’utilizzatore.

Nel caso di circuiti e apparati elettronici, questi presentano, a una determinata tensione di alimentazione, un preciso assorbimento che varia tra un minimo e un massimo in base alle condizioni di funzionamento; e sicuramente il fatto che l’alimentatore possa erogare di più, nulla cambia e nulla danneggia.

Per esempio, se un notebook alimentato a 19 Vcc (i dati si possono rilevare dalla targhetta adesiva applicata alla parte inferiore della cover base) assorbe 4,5 ampere, alimentandolo con un alimentatore da 19 Vcc – 8 A, assorbirà sempre 4 ampere e non certo 8.

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Cambiare alimentatore può determinare un assorbimento differente solo se la tensione fornita è differente da quella dell’alimentatore AC/DC originale: se è minore può crescere la corrente assorbita, mentre se è maggiore, la stessa può diminuire. Questo comportamento si spiega considerando che la tensione fornita dall’alimentatore/caricabatteria alimenta vari stadi convertitori DC/DC step-down (ossia riduttori di tensione) presenti nella scheda madre e in altre schede del computer e che i DC/DC hanno la caratteristica di giocare sulla potenza assorbita/erogata e non sulla corrente. In altre parole, se il consumo degli stadi interni al notebook è nel complesso 80 W, dato che la potenza (i watt) è data dal prodotto della tensione (i volt) per la corrente (gli ampere) se sale la tensione, l’assorbimento di corrente diminuisce, mentre, viceversa, se cala la tensione l’assorbimento aumenta, per mantenere inalterata la potenza fornita.

Per fare un esempio, un notebook che richiede 19V e 4 ampere, consuma 76 watt; se lo alimentiamo a 18 V può assorbire fino a 4,22 A, mentre a 20 V assorbe di meno, cioè 3,8 ampere.