Il touch-screen diventa lettore di impronte digitali

Il riconoscitore di impronte digitali è un accessorio cui ormai siamo abituati sul notebook: di solito viene realizzato con sensori capacitivi, che permettono una riduzione apprezzabile dei costi rispetto ai riconoscitori a scanner laser, più utilizzati ad esempio nelle applicazioni ad elevata sicureza come la scansione all’ingresso delle agenzie bancarie.

Ora Atmel e Fingerprint Cards (FPC) stanno sviluppando congiuntamente una soluzione per dispositivi intelligenti in grado di rilevare le impronte digitali con un touch-screen di tipo capacitivo (Atmel ci mette a la tecnologia maXTouch); questo significa che tra breve il display touch che oggi in tablet e smartphone svolge la duplice funzione di visualizzatore e dispositivo di input, potrà anche fare da rilevatore di impronte digitali e quindi permettere l’identificazione del possessore per dargli l’accesso all’apparato (in questo modo è possibile negare l’utilizzo agli estranei e rendere inutilizzabile uno smartphone o tablet rubato…) o anche per farlo accedere -tramite specifiche app- a servizi di consultazione o pagamento wireless.

L’esigenza di integrare un riconoscitore di impronte digitali in dispositivi mobili nasce perché questi stanno diventando ormai parte integrante dello stile di vita di tutti noi, con applicazioni che coinvolgono tutti i campi, dal mobile banking alla sicurezza domestica, dalla posta elettronica all’accesso ai data base remoti di vario genere; per questo serve un’interfaccia utente robusta e dotata di un sistema di riconoscimento affidabile basato sulle impronte digitali, che però non occupi spazio e non aggiunga costi. La possibilità di far riconoscere al touch-screen le impronte digitali viene incontro a tutto ciò.

fingerprint_atmel

Il riconoscimento viene reso possibile dal fatto che la tecnologia capacitiva che sta dietro ai touch-screen del genere è simile a quella impiegata nei lettori di impronte digitali integrati nei notebook, con la differenza che in questo caso non bisogna far scorrere il polpastrello ma basta appoggiarlo (la dimensione dello schermo lo permette); inoltre la risoluzione dei touch-screen è sufficientemente elevata (dev’esserlo per consentire di selezionare icone e link su schermi relativamente piccoli che lavorano a risoluzioni elevate…) da consentire un rilevamento molto affidabile, rispondente agli standard di sicurezza che impongono la corrispondenza tra l’impronta memorizzata e quella di volta in volta determinata dall’appoggio del dito, in un certo numero di punti, che un tempo, secondo il Metodo Gasti di catalogazione delle impronte digitali (quello usato dalle polizie di mezzo mondo e introdotto da Giovanni Giuseppe Aurelio Gasti, criminologo e questore di polizia italiano vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900) era almeno 35 punti (tanti ne bastavano a identificare il colpevole di un reato: forse pochi per mandare alla sedia elettrica un presunto omicida).

La sicurezza biometrica mediante impronte digitali è il prossimo passo verso dispositivi touch-screen adatti all’era dell’Internet of Things, dove, dispositivi connessi più sicuri ed intelligenti guideranno lo sviluppo del mondo. La combinazione tra la tecnologia maXTouch dell’Atmel con la tecnologia di rilevamento delle impronte digitali della FPC, offrirà certamente un touch-screen sicuro e con un’esperienza utente unica.