Quanti colori deve avere una stampante ink jet

Le stampanti a getto d’inchiostro esistono ormai solo a colori, ma si distinguono per il numero e la disposizione dei colori secondo questa classificazione:

1- tricromia: stampa a colori ma solo con tre tinte, quindi il nero viene riprodotto sovrapponendo i tre colori fondamentali ciano (azzurro forte) magenta (rosso vermiglio) e giallo; si può usare per stampare semplici disegni, grafici, illustrazioni, ma non per le fotografie, perché il nero non riesce scuro come dovrebbe e quindi è poco coprente; usata per il testo è uno spreco, dato che consuma tutti e tre i colori di cui dispone e quindi esaurisce in breve tempo la testina; il fatto che da qualche anno non vengano più costruite stampanti in tricromia rende elevato il costo delle cartucce, ma si può ovviare con le ricariche …stando attenti alle dita;

2- quadricromia: stampa a quattro colori come le macchine tipografiche, quindi è in grado di restituire con sufficiente realismo quasi tutte le tinte standard; normalmente le cartucce sono una per il nero, che solitamente viene consumato stampando testi, e una o tre distinte per i colori fondamentali; è indicata per la gran parte dei lavori domestici, quindi per la stampa di disegni, lettere, fotografie, risoluzione permettendo; rispetto alle altre ha il miglior rapporto qualità/prezzo;

3- esacromia e superiori: si tratta di macchine nate per la stampa fotografica, in quanto ai colori di base, già sufficienti alle comuni stampe, aggiunge varianti di nero, ciano e magenta (per uso fotografico); in questo settore Epson, un tempo leader incontrastata, è stata affiancata da Canon, che produce anch’essa stampanti molto apprezzate dal pubblico; tutte le stampanti in esacromia hanno gli inchiostri separati, cambiabili quindi distintamente, a tutto vantaggio del risparmio, perché quanto finisce un colore basta sostituire quello.

A loro volta, le stampanti in quadricromia e superiori si dividono in più categorie:

1- a due cartucce o testine: le più semplici montano una cartuccia o singola testa per il nero e un’altra per i tre colori ciano, magenta, giallo; costano decisamente meno di quelle a serbatoi separati, ma presentano l’inconveniente che quando termina un colore bisogna gettare via l’intero blocco; sono adatte per stampe in cui si impiegano tutte e tre le tinte più o meno in ugual misura;

2- a colori separati: diversamente dalle precedenti, montano testine e cartucce distinte; le cartucce sono una per colore e si possono cambiare indipendentemente; sono le stampanti più pratiche ed economiche, almeno per quel che riguarda la manutenzione; se ne consiglia l’acquisto a chi deve stampare grafici e schemi impiegando sempre gli stessi colori e trova quindi sconveniente gettare via una cartuccia a più colori per averne consumato uno solo.

Un’altra distinzione può essere fatta per il gruppo testa/cartucce:

1- l’HP fino a non molto tempo fa produceva macchine con la testina e le cartucce in un singolo corpo (staccabile dalla stampante) quindi finito il colore bisognava cambiare la cartuccia; questa logica, condivisa dalla Lexmark, comportava grandi costi di manutenzione, a meno di non ricaricare le cartucce con appositi “refill”; ciò comunque non è sempre possibile perché alcune testine incorporano un sensore di esaurimento che impediva l’uso della cartuccia anche riempita o provocava costantemente la segnalazione di errore a video quando si stampava; a tale inconveniente si può ovviare ricaricando la cartuccia prima che si svuoti, così il chip non la vede mai scarica;

2- la Epson produce macchine con la testina fissa (non separabile dalla stampante) ma le cartucce estraibili da essa, cosicché con un costo moderato è possibile rimpiazzare queste ultime una volta scaricate; il lato negativo è che se si intasano le testine (ad esempio perché la macchina è rimasta al caldo inattiva a lungo) bisogna buttar via la stampante;

3- la Canon e la Xerox fanno stampanti con cartucce e testine distinte e con testina estraibile dalla macchina, in modo da poterla pulire (lasciandola a bagno in alcol o, meglio, investendola con un getto di vapore acqueo o bollendola in acqua) se si incrosta e intasa; la soluzione migliore è certamente quest’ultima.